Cerca nel blog

lunedì 12 dicembre 2011

Indice di corruzione: Italia pessima posizione (69°)

La corruzione continua ad affliggere troppi paesi nel mondo, secondo l' Index di Transparency International Corruption Perceptions 2011, pubblicato recentemente. Esso mostra che alcuni governi non riuscono a proteggere i cittadini dalla corruzione, dall'abuso delle risorse pubbliche, dalla reticenza decisionale.Transparency International ha avvertito che le proteste in tutto il mondo, spesso alimentate dacorruzione e instabilità economica, mostrano chiaramente che i cittadini sentono i loro leader ele istituzioni non sono né trasparenti né abbastanza responsabili."Quest'anno abbiamo visto la corruzione sui banner dei manifestanti sia dei paesi ricchi o poveri. Mentre
 l'Europa  è colpita dalla crisi del debito e il mondo arabo ha iniziato una nuova era politica, i leader devono ascoltare le richieste di un migliore governo ", ha detto Huguette Labelle, presidente di Transparency Internazionali.La percezione della corruzione Index 2011: I risultatiL'indice dei punteggi  di 183 paesi e territori da 0 (molto corrotto) a 10 (molto pulito) inbase ai livelli di percezione della corruzione nel settore pubblico. Esso utilizza i dati provenienti da 17 studi che guardano fattori come l'applicazione delle leggi anti-corruzione, l'accesso alle informazioni e i conflitti di interesse.Due terzi dei paesi classificati hanno un punteggio inferiore a 5.Nuova Zelanda è al primo posto, seguita da Finlandia e Danimarca. Somalia e Corea del Nord(Incluse nell'indice per la prima volta), sono gli ultimi.

Italia, al 69 posto, non brilla per trasparenza. troppo poco è stato fatto e tano c'è ancora da fare. L’Italia ottiene anche quest’anno una valutazione molto negativa, identica a quella dell’anno passato, di 3,9 su 10 collocandosi al 69° posto su 183 e al quartultimo posto in Europa, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.
“In questo periodo più che mai - dichiara la presidente di Transparency International Italia (TI-It), Maria Teresa Brassiolo – è necessario che tutte le forze politiche, le Istituzioni, il mondo imprenditoriale e la società civile si uniscano e lavorino insieme per raggiungere un obiettivo preciso: abbattere il livello di corruzione nel nostro Paese, diminuendo così i costi pubblici e quindi il debito, liberando allo stesso tempo risorse essenziali per quell’economia virtuosa che investe e crea lavoro certo e dignitoso. Un concreto ed efficace contrasto alla corruzione deve essere inserito come priorità assoluta per lo sviluppo”.
"Il 2011 ha visto il movimento di una maggiore trasparenza assumere uno slancio irresistibile, comecittadini di tutto il mondo una domanda di responsabilità da parte dei loro governi. L'alto punteggio di alcuni
 paesi dimostra che gli sforzi compiuti nel corso del tempo per migliorare la trasparenza può, se sostenuto, avere successo e beneficio per la gente ", ha detto Transparency International Managing Director,Cobus de Swardt.La maggior parte dei paesi arabi, nonostante la Primavera araba, hanno il rango nella metà inferiore dell'indice, punteggio inferiore a 4. Prima della primavera araba, un rapporto di Transparency International sulla regione aveva avvertito che nepotismo, corruzione e clientelismo erano così profondamente radicati nella vita quotidiana che anche le recenti leggi anti-corruzione ha avuto poco impatto.Paesi della zona euro che soffrono la crisi del debito, in parte a causa del fallimento delle autorità pubbliche ad affrontare la corruzione e l'evasione fiscale che sono importanti fattori di crisi del debito, hanno tra ipiù basso punteggio paesi dell'UE.Transparency International è l'organizzazione mondiale della società civile che porta la lotta contro la corruzionePer le tabelle completa graduatoria e regionale, visitare il sito: www.transparency.org / cpi

English version

martedì 15 novembre 2011

Dimissioni di Berlusconi: una sconfitta della politica

Le dimissioni di Berlusconi sono un segno di sconfitta e debolezza di tutta la classe politica italiana. Il sistema politico italiano è un sistema parlamentare, per cui solo il Parlamento può giustificare la nomina o le dimissioni del Primo Ministro. Il Capo dello Stato ha il ruolo di garante dell'unità nazionale e il rispetto per le legittime aspirazioni e le funzioni dei tre poteri dello Stato moderno. La situazione dei giorni precedenti eè stata molto insolita per la nostra storia politica: un presidente del Consiglio che non è stato sfiduciato dal Parlamento ma dai mercati internazionali. Un Presidente che non è riuscito a tenere il passo con le pressioni internazionali economiche e finanziarie. Berlusconi, un imprenditore di successo e un grande comunicatore, non è riuscito a trovare un modo per attuare le riforme fondamentali del nostro paese. Pur dichiarando la sua linea liberale e popolare e avendo una larga maggioranza parlamentare, non è stato in grado di realizzare quelle riforme del mercato del lavoro, dell'impresa, della concorrenza e fiscali che avrebbe dato all'Italia  una spinta fondamentale per lo sviluppo e la crescita . La crisi ha colpito duramente la zona euro, senza distinzione, ma il Bel Paese è stato vittima di interessi di parte, lobby nascoste e incapacità dei suoi ministri di effettuare il "bene del paese" con entusiasmo, convinzione e secondo una mentalità da "veri uomini di Stato ".Ma le dimissioni di Berlusconi e la nomina di un "esperto tecnico" come Mario Monti, mostrano l'incapacità di un'intera classe di formulare e costruire una alternativa politica. L'opposizione di centro-sinistra e il cosiddetto terzo polo non sono stati in grado di creare un fronte unico e alternativo. Hanno sempre criticato e accusato Berlusconi di incompetenza e miopia, ma senza produrre una politica e una coerenza parlamentare. Non hanno avuto il coraggio e la forza di assumersi la responsabilità di guidare il paese in questa fase molto difficile e critica. Nominare un governo di transizione significa lasciare ad altri la responsabilità di scelte dolorose e impopolari. La stessa lettera inviata dall'Unione europea non ha trovato una risposta unita e piena da parte dell'opposizione parlamentare. Sapremo come la classe politica italiana risponderà al programma del futuro governo Monti. Speriamo che le riforme per la modernizzazione e la crescita d'Italia siano attuate presto, bene e in profondità.

giovedì 20 ottobre 2011

Aiuti alla Somalia: paesi islamici in prima linea

Gli aiuti ai paesi poveri, come recentemente è accaduto per la drammatica situazione in Somalia, trova i paesi arabi e musulmani in prima linea nell'inviare aiuti economici e di risorse umane rispetto ai tradizionali paesi occidentali. Secondo un recente reportage dell'agenzia irin delle Nazioni Unite, la Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) ha donato 350 milioni di dollari per aiutare la gravissima situazione della popolazione somala. In sole tre ore di Telethon la TV del piccolo Qatar ha raccolto 6.8 milioni di dollari. La Turchia ha riferito di aver raccolto 250 milioni di dollari e anche Kuwaut ha fatto la sua parte con 3.-5 milioni. Insomma, i paesi arabi, specialmente a maggioranza musulmana, si stanno impegnando molto per essere a fianco dei bisognosi, evidentemente non solo per ragioni etiche ma anche per oportunità politiche e strategiche.
Purtroppo anche in questo campo, le differenze culturali tra occidentali e arabi si fanno sentire. Gli uni e gli altri, cioè i rappresentanti dei paesi musulmani e dall'altra quelli occidentali, si accusano a vicenda di 'usare' i poveri per portare avanti le proprie mire geopolitiche. I musulmani accusano gli occidentali di perpetrare un neo-colonialismo, sotto vesti diverse dal passato. Gli occidentali, in particolare quelli legati alle Nazioni Unite, criticano le organizzazioni musulmane di usare le avanzate tecniche e modalità operative dell'occidente per poi inserirsi e raccogliere tutto "il merito".
Non ultimo, il danno di una mancanza di coordinamento tra tutti gli operatori e agenzie presenti sul territorio al fine di rendere più efficiente l'aiuto umanitario alle popolazioni, raggiungendo il vero fine di far uscire dall'emergenza e iniziare una road map verso una situazione di pace e sostenibilità economica.
Fonte: http://www.irinnews.org/report.aspx?reportid=94010

lunedì 17 ottobre 2011

Giornata mondiale contro la fame: Governi manchevoli

"Anche se gli obiettivi di sviluppo del millennio venissero raggiunti per il 2015, nei paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite.  E che 600 milioni di persone soffrano di fame cronica non è mai accettabile". E' quanto emerge dal nuovo rapporto 2011 sulla situazione della fame nel mondo, pubblicato dalla FAO,dal titolo  The State of Food Insecurity in the World  . In occasione della Giornata Mondiale contro la fame l'agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che "l'intera comunità internazionale deve agire oggi ed agire in modo efficace per mettere al bando l'insicurezza alimentare dal pianeta".
Come si legge nel loro comunicato stampa "i Governi devono garantire un contesto normativo trasparente e sicuro, un contesto che promuova gli investimenti privati e faccia incrementare la produttività agricola.  Dobbiamo ridurre lo spreco di cibo nei paesi sviluppati con l'informazione e con politiche adeguate, e ridurre le perdite nei paesi in via di sviluppo con investimenti lungo tutta la catena alimentare, specialmente nella fase del dopo raccolto e della trasformazione alimentare.  Una gestione più sostenibile delle nostre risorse naturali, delle foreste e del patrimonio ittico è cruciale per la sicurezza alimentare dei più poveri".
Il tema di quest'anno è stato la volatilità dei prezzi alimentari, la quale "rende i piccoli contadini e i consumatori poveri sempre più vulnerabili ed esposti alla povertà, perchè alterazioni dei prezzi di breve periodo possono avere un impatto di lungo termine sullo sviluppo.  Un calo del reddito dovuto alle fluttuazioni dei prezzi, che causa un minor consumo di alimenti, può far ridurre l'assunzione di elementi nutritivi, chiave per i bambini durante i primi 1000 giorni dal concepimento, portando ad una riduzione permanente della loro futura capacità di guadagnarsi da vivere ed una maggiore probabilità di povertà nel futuro, con effetti negativi sull'intera economia".

Ma l'altalena dei prezzi, continua il rapporto, "ha colpito i paesi, le popolazioni e le famiglie in modo assai diverso.  I più esposti sono stati i poveri e gli indigenti, particolarmente in Africa, dove il numero delle persone sottonutrite è salito dell'8 per cento tra il 2007 ed il 2008, mentre in Asia è rimasto pressoché costante".

Contemporaneamente, occorrono reti di protezione sociale mirate ad alleviare l'insicurezza alimentare nel breve periodo, che devono essere programmate in anticipo, d'intesa con le popolazioni più vulnerabili.

Il rapporto sottolinea che gli investimenti in agricoltura rimangono l'elemento essenziale per una sicurezza alimentare duratura.  I settori chiave verso cui dirigere questi investimenti sono l'irrigazione, migliori pratiche di gestione della terra e lo sviluppo di sementi di migliore qualità mediante la ricerca agricola.

Insieme ad un incremento degli investimenti, una maggiore prevedibilità delle politiche ed una generale apertura al commercio sono strategie più efficaci rispetto ad altre come il divieto alle esportazioni, rileva il rapporto.  Politiche commerciali restrittive possono proteggere i prezzi nazionali dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali, ma tali restrizioni spesso aumentano la vulnerabilità della produzione nazionale a possibili shock, non riuscendo così a ridurre la volatilità dei prezzi a livello nazionale.  Misure commerciali restrittive inoltre rischiano di far aumentare la volatilità ed i prezzi sui mercati internazionali.

La migliore stima della FAO sul numero delle persone che soffrono la fame rimane per il 2010 quella di 925 milioni di persone, mentre per il periodo 2006-2008 era di 850 milioni

giovedì 13 ottobre 2011

Il Ghana combatte la credenza nelle streghe

Il governo del Ghana sta operando per salvare e aiutare le donne e i bambini accusati di stregoneria dalla popolazione . Ancora oggi la piaga della stregoneria è presente nelle terre più povere e analfabete dello stato africano. Circa 1000 donne e 700 bambini sono raccolti in sei campi di rifugio nel nord del paese. Seconod il raporto di Unicef almeno i 8 paesi africani dell'area sub sahariana presentano centinaia di casi di accuse si stregonerai verso i bambini., Secondo l'Unicef sono tre le categorie 'colpite' da tali tremende accuse: gli orfani che vivono in povertà nelle città e hanno qualche 'diversità' fisica, come testa grande, pancia pronunciata, occhi rossi; quelli nati prematuramente o nati con modalità anormale; infine i bimbi albini, i cui sangue e organi sono ritenuti avere poteri magici.
Secondo Hajia Hawawu Boya Gariba, ministro del Ghana a difesa delle donne e i bambini, ci sono anche alcuni uomini nei campi di protezione, perchè accusati di essere degli 'stregoni'.
Una piaga che fatica ad essere debellata ma che trova sempre più spesso l'impegno dei governi a combatterla e promuovere misure di protezione e prevenzione.

Fonte: Ghana’s government is looking at ways to support people accused of witchcraft - mainly women and children banished by their communities to “witches’ camps” in the north - and to reintegrate them in their home villages  http://www.irinnews.org/report.aspx?reportID=93961

mercoledì 12 ottobre 2011

Il "vescovo rosso" dell'Honduras si candida alla presidenza

Il "vescovo rosso" dell'Honduras afferma che correrà per la Presidenza della nazione centroamericana se ottiene il permesso da Papa Benedetto XVI.
Il Vescovo Luis Santos Villeda di Santa Rosa de Copan festeggerà il suo settantacinquesimo compleanno in novembre e prevede di presentare immediatamente le sue dimissioni al Vaticano, come richiesto dal diritto canonico. Una volta che le sue dimissioni saranno accettate egli si sentirà libero dalla responsabilità del vescovo, dice monsignore Santos, e potrà partecipare alla campagna elettorale per la Presidenza come un candidato di un’ala progressiva del partito liberale, il cui ultimo Presidente, Manuel Zelaya, fu deposto in un colpo di stato nel 2009.
"Non aspiro ad essere presidente dell'Honduras. Questa non è una mia idea," confessa il vescovo Santos a Catholic News Service.
Santos ha rivelato che gli era stata richiesto dai leader del partito liberale negli anni novanta e di nuovo nel 2009, di diventare un candidato, ma in entrambe le volte aveva rifiutato.
"Ma ora che sono in pensione come vescovo, spero di parlare con il Papa e ottenere il suo permesso. Vorrei non più essere vescovo o avere qualsiasi ufficio di Chiesa, ma restare solo un prete. Poter celebrare messa privatamente al mattino prima di andare in ufficio alle 8" ha detto Santos.
Il Vescovo Santos è stato a lungo un sostenitore pubblico del partito liberale, la cui bandiera rossa ha contribuito al suo soprannome. Fu anche un avversario stridente del golpe 2009, una posizione che lo mise in disaccordo con il cardinale Tegucigalpa Oscar Rodriguez Maradiaga, che ha sostenuto il colpo di stato.
Gli analisti dicono che il supporto per il colpo di stato del cardinale gli costò un capitale politico; il cardinale è visto molto meno spesso in pubblico in questi giorni. Monsignore Santos, d'altra parte, rimane altamente visibile, nonostante la sua diocesi sia in una zona remota occidentale, che comprende alcune delle comunità più povere dell'America centrale. È stato un sostenitore entusiastico della resistenza, la coalizione di gruppi civili di opposizione al governo dopo il colpo di stato.
Tuttavia, non tutti sarebbe soddisfatti di una candidatura del vescovo Santos.

"La decisione del vescovo di essere coinvolto nella politica dopo il pensionamento come vescovo fa danni alla Chiesa e danni alla politica," ha detto il padre gesuita Ismael Moreno, direttore di Radio Progreso, una stazione strettamente identificata con la sinistra honduregna.
"La politica qui è storicamente legata clericalismo. Così quando un sacerdote o un vescovo decide di partecipare alla sua parte politica, non ci aiutano muoversi verso una cultura politica della cittadinanza” ha detto il padre Moreno.
"E danneggerebbe la chiesa perché egli non sarebbe un vescovo dell'unità o del confronto. Così dividerebbe i cattolici ancora di più di quanto essi siano già divisi ora e non in nome della lotta per i poveri, ma piuttosto in nome della politica di partito. Che sarebbe un danno per quelli nella Chiesa che stanno lottando per servire la comunità senza essere interessati a raggiungere quote di potere" ha detto il padre Moreno.
Thelma Mejia, un giornalista indipendente e analista politico a Tegucigalpa, presenta le difficoltà che Santos possa essere eletto presidente.
"Mentre lui ha l'appoggio all'interno di una fazione del partito liberale, egli non è molto eleggibile data la sua natura polemica e la sua posizione conflittuale permanente. Gli onduregni in generale non amano lo scontro frontale, e dal colpo di stato, siamo ancora più stanchi del confronto" ha detto.
Mejia ha detto che i sondaggi mostrano che oltre il 50 per cento del onduregni si identificano come centrista, indipendenti dai partiti liberale e nazionale, che hanno dominato la politica del paese per un secolo.
"Abbiamo bisogno di un leader politico che fa appello a questo centro, al fine di effettuare la modifica di cui abbiamo bisogno". E nessuno dalla resistenza, né dalla tradizione bipartisan è apparso come potenziale candidato.
Santos vescovo respinge l'idea che i capi della Chiesa devono rimanere all'esterno della politica.
"È molto conveniente per i ricchi che la chiesa rimanga fuori della politica, perché in questo modo possono maltrattare e rubare i poveri senza che la Chiesa protesti. Sono felici perché nessun sacerdote si lamenta. E se uno lo fa, essi lo etichettano come un comunista”, ha detto il vescovo.
"Perché mi coinvolgo nella politica? Perché è la politica che ha sfruttato i poveri" ha detto il vescovo.
I vescovi cattolici in Honduras sono rimasti tranquilli in materia politica perché sono stranieri.
"Se intervengono nella politica interna dell'Honduras, essi potrebbero perdere la loro residenza così, alla fine della giornata, essi rimangono tranquilli. Ma è la politica che rende le persone povere, che lascia le cliniche e gli ospedali senza medicine, che ruba soldi dai villaggi. È la politica che supporta la corruzione dilagante in Honduras. Come vescovo, non posso essere disinteressato della salute e l'educazione dei bambini, l'ultimo dei miei fratelli e sorelle" ha detto il vescovo Santos.

giovedì 6 ottobre 2011

Cina: ancora finanziamenti per sfruttare l'Africa?

Il gigante Cina ancora una volta ha messo 'le mani' dentro al continente nero. Questa volta è stata la Tanzania a chiedere i suoi finanziamenti per sfruttare le risorse di gas, vista la sua cronica dipendenza per le materie energetiche dall'estero. La Tanzania ha come principale fonte energetica l'idroelettrico, che costituisce il 70% dell'energia e che ultimamente, a causa della scarsità delle precipazioni e del cambiamento climatico, sembra in pericoloso declino. La Cina ha assicurato 1,6 miliardi di dollari per sfruttare il gas presente nela zona di Mtwara, a sud della capitale Dar es Salaam, e la costruzione di un gasdotto, che dovrebbe iniziare nel Dicembre 2012. Questo risolvere così i gravi problemi di approvigionamento energetico che hanno causato il razionamento dell'ore di elettricità durante la giornata.
http://www.southernafricareport.com/Member/SecurePages/SecureNews.aspx?niid=11321