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martedì 28 giugno 2011

www.news.va, un nuovo portale per le notizie del Vaticano

Una nuova piattaforma tecnologica per il Vaticano: www.news.va. Una sorta di 'raccoglitore' di notizie, appuntamenti, affermazioni provenienti da tutto il mondo ecclesiale del cuore della cristianità. Come ha detto ieri mons.Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, "le notizie riguarderanno le attività o gli interventi magisteriali del Santo Padre, le prese di posizione dei Dicasteri della Santa Sede, così come i più importanti avvenimenti del mondo o situazioni legate alle varie chiese particolari".
Ancora un passo in avanti del Vaticano per essere 'al passo con i tempi della tecnologia' per unificare tutte le notizie del Vaticano e per prenderle facilmente fruibili a tutti gli interessati.
La data scelta non è casuale. Domani, 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, e 60° anniversario dell'ordinazione sacerdotale di papa Benedetto XVI, il sito sarà online. Sempre mons. Celli così ha commentato: "è nostro desiderio, infatti, che questa importante iniziativa della Santa Sede in campo comunicativo, sia un omaggio e molto di più, l’espressione della nostra fedeltà e dedizione al Santo Padre, in occasione del 60° anniversario della Sua ordinazione sacerdotale".
Quale il rapporto con gli altri media vaticani?
"Da quanto detto - spiega il porporato vaticano - il portale non ha una sua specifica linea editoriale: si rifà semplicemente a quanto già scrive o comunica il quotidiano L’Osservatore Romano e la Radio Vaticana o le altre fonti vaticane di informazione. Tutti i media conserveranno la loro autonomia ed identità che risulteranno evidenti dalla presentazione delle principali notizie da loro fornite sul portale".
Un'ulteriore strumento per comunicare e coordinare le tante 'voci' del Vaticano, verso una convergenza non solo strumentale ma anche di contenuto.

sabato 11 giugno 2011

Papa Benedetto XVI 'verde', libero profeta, spiazza i vescovi italiani

La versione ecologista di papa Benedetto XVI con il suo appello fatto durante il saluto a sei nuovi ambasciatori accreditati presso la Santa sede, diventa un 'pesante' monito a pochi giorni dal referendum.
Ma non è la prima volta che il papa parla a favore di una strategia energetica pulita e rispettosa della natura e dell'uomo, insomma etica a tutti gli effetti. Non a caso il Vaticano si è mosso in modo accorto e deciso per utilizzare la tecnologia pulita, come l'impianto a pannelli solari posto sopra il tetto dell'aula Paolo VI.
Energie "pulite" e "senza pericolo" per l'uomo è un appello che non può passare inosservato a ridosso dei prossimi referendum.
"Il primo semestre di quest'anno - avverte il papa - è stato segnato da innumerevoli tragedie che hanno colpito la natura, la tecnica e i popoli", e non si può non pensare alla catastrofe nucleare di Fukushima. "La vastità dei tali catastrofi ci interpella. E' l'uomo che viene per primo, è bene ricordarlo".
giò nella Caritas in veritate Bendetto XVi aveeva parlato molto a lungo di una "ecologia umana" per la quale la Chiesa "deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti" ma "deve proteggere soprattutto l'uomo contro la distruzione di se stesso".
Una impostazione antropologica chiara e forte verso i beni comuni, che vanno rispettati e difesi.
Su questa linea il papa si è dimostrato estremamente libero e 'profetico' a dispetto di possibili strumentalizzaziooni proprio a ridosso dei referendum. Cosa che i vescovi italiani, si direbbe ancora una volta, non hanno saputo o voluto fare. Forse perchè troppo 'legati' al contesto nazionale?troppo timorosi di prendere le parti di quanlche ala politica?o di 'dispiacere' un'altra parte politica che si è sempre detta, a parole, vicina al mondo cattolico?

giovedì 9 giugno 2011

I soldi segreti nella coppia

Ogni coppia ha dei segreti da custodire. Anche riguardo i soldi?le spese o gli acquisti fatti?
Si sa che gli americani amano molto i sondaggi e i dati che orientano le valutazioni e le indicazioni, nonchè i dibattiti. L’ultimo interessante e divertente sondaggio apparso sui Usatoday, il più venduto quotidiano degli States, riguarda i soldi/spese segrete tra la coppia di sposi.
Secondo questo sondaggio realizzato da Carey e Gelles, dice che tra le coppie americane ben il 57% compra qualcosa che il partner non approva, per cui non è d’accordo. Poi c’è un buon 42% che addirittura nasconde gli acquisti al partner, probabilmente per paura di litigi, di discussioni. Un 39% ‘camuffa’ le proprie spese, cercando di mascherare la verità, di dirne mezza, di descrivere approssimativamente l’oggetto del desiderio ormai realizzato e posseduto. C’è un 27% che nasconde perfino un conto o una carta di credito posseduta in proprio e con questi fa in tranquillità di coscienza il proprio shopping. Infine il 26% non racconta dei debiti accumulati per la propria sete di acquisiti.
Il sondaggio, essendo una semplice fotografia in prima pagina, come è tipico di Usatoday, non dice ulteriori informazioni interessanti ed importanti, ad esempio chi dei due, tra uomo o donna, nasconde o spende di più. Neppure sappiamo quali sono i settori di spesa maggiormente coinvolti nel “compulsion shopping”. Ma certamente il nascondere le spese al proprio partner non è così inusuale.
Fa parte della routine della coppia?o è qualcosa che va evitato in assoluto?fa bene lasciare un “margine” di segreto sulle spese tra la coppia, poiché ognuno ha i suoi gusti e bisogno di “soddisfare” in modo autonomo i desideri e capricci personali?

Cristiani in Medio Oriente: meglio democrazia o vecchi regimi?

Cristiani in Medio Oriente: meglio la democrazia o il regime poliziesco dei vecchi regimi? Sembra essere questo il drammatico dilemma delle comunità cristiane che vivono nei paesi arabi in questa tempo di anelito di libertà.
Già in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein, e poi Pakistan, e ora in Egitto, il cambiamento di regime sembra aver segnato un tragico aumento delle violenze verso le minoranze cristiane e una difficilissima convivenza con il resto della popolazione araba non cristiana.
Non ci sono giorni in cui non arrivino notizie di aggressioni verbali e fisiche verso membri di chiese cristiane, scontri continui che hanno portato danni materiali e feriti. Per non parlare delle incomprensibili ed ingiustificabili morti. I dittatori sanguinari  avevano garantito un assoluto controllo della società e quindi una convivenza anche tra religioni diverse, tra tribù ed etnie differenti. Sembra che lo sgretolarsi di queste strutture opprimenti ed inumane abbia dato sfogo a tensioni e conflitti rimasti latenti per decenni.
Le rivalità tra religioni ora  si colorano di matrice politica. Gli attacchi alle chiese, la conversione forzata, le accuse di blasfemia diventano arma per conquistare quello spazio, quel potere da parte di estremismi islamici. Infatti sono proprio gruppi legati all’Islam più radicale a perpetrare questi attacchi e usare la religione come strumento di lotta e di sopraffazione.
Alimentare la tensione sociale, evidentemente, sta diventando un modo comune per continuare la lotta ed evitare che una vera forma di democrazia, partecipazione e tolleranza possa prendere piede nel terreno ‘vergine’ del mondo arabo, che finora non ha mai conosciuto questa forma politica di civiltà.
Ormai i cristiani irakeni sono praticamente scomparsi, fuggiti dalle loro terre. In terra santa la situazione non è così tranquilla e pacifica. In Libano, in Egitto, in Pakistan i cristiani non seriamente minacciati.Il percorso verso la democrazia in questi paesi non è facile.
Non basta togliere i vecchi dittatori per avere immediatamente la pace sociale.
Occorre una cultura, una mentalità, una maturità civile che la nostra Europa ha raggiunto nel corso di secoli e anche sanguinose battaglie.

venerdì 13 maggio 2011

Occidente sprecone: troppo cibo buttato,ma non da meno i paesi emergenti

Oltre un miliardo di tonnellate di cibo ogni anno vanno perdute, secondo l’ultimo rapporto della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e il cibo.
Lo studio della Food Losses and Food Waste (Perdita e spreco di cibo a livello mondiale ndt.), è stato commissionato dalla FAO all'Istituto svedese per il cibo e la biotecnologia (SIK) in occasione di Save the food!, ha rilevato che:
·         I paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo dissipano all'incirca la stessa quantità di cibo - rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate.
·         Ogni anno i consumatori dei paesi ricchi sprecano quasi la stessa quantità di cibo (222 milioni di tonnellate) dell'intera produzione alimentare netta dell'Africa sub-sahariana (230 milioni di tonnellate).
·         Frutta e verdura, insieme a radici e tuberi, sono gli alimenti che vengono sprecati maggiormente.
·         L'ammontare di cibo che va perduto o sprecato ogni anno è equivalente a più di metà dell'intera produzione annuale mondiale di cereali (2,3 miliardi di tonnellate nel 2009/2010).
Sprechi ed inefficienza
Guardando più attentamente, il rapporto distingue tra “perdite alimentari e spreco di cibo.  Le perdite alimentari - che avvengono in fase di produzione, di raccolto e dopo raccolto, e di lavorazione - sono più rilevanti nei paesi in via di sviluppo a causa delle infrastrutture carenti, della scarsa tecnologia e della mancanza di investimenti nei sistemi agro-alimentari”. Lo spreco di cibo è invece più un problema dei paesi industrializzati, dove assai spesso a livello di venditori e consumatori si gettano nella spazzatura cibo in perfette condizioni che si potrebbe benissimo mangiare.  Si pensi che in Europa ed in Nord America lo spreco pro capite da parte del consumatore è calcolato intorno ai 95-115 kg all'anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel sudest asiatico ammonta a soli 6-11 kg l'anno. Nei paesi avanzati si calcolano circa 900 kg l’anno di produzione alimentare, a differenza dei 460 kg dei paesi più poveri. Una differenza abissale che si manifesta anche nella catena alimentare dello spreco: nei paesi poveri il 40% delle perdite avviene , comprensibilmente, dopo il raccolto e nella lavorazione, per via di una scarsa ed inefficiente organizzazione e apparato di infrastrutture. I ricchi invece si permettono di gettare il 40% del cibo dopo la produzione, evidentemente perché troppo o non secondo i propri gusti.
Le perdite si ripercuotono soprattutto sui contadini che in tal modo si vedono bassi redditi e per i consumatori un rialzo insopportabile dei prezzi.
Non solo spreco di cibo. Anche enorme sperpero di risorse come acqua, terra, energia, manodopera e capitale oltre a produrre inutile emissioni di gas serra e contribuire a riscaldamento globale e cambiamento climatico.
Il rapporto offre una serie di suggerimenti pratici su come ridurli: “nei paesi in via di sviluppo il problema è principalmente dovuto a tecniche inadeguate di produzione, ad una gestione carente del dopo raccolto, alla mancanza di infrastrutture adeguate di trasformazione alimentare e d'imballaggio, ed alla mancanza di informazioni sulla commercializzazione che consentirebbe alla produzione di meglio adeguarsi alla domanda”. Il consiglio in questi casi è dunque quello di “rafforzare la filiera agro-alimentare assistendo i piccoli contadini a collegarsi direttamente con gli acquirenti.  Il settore pubblico e privato dovrebbero inoltre investire di più nelle infrastrutture, nel trasporto, nella trasformazione e nell'imballaggio”. Nei paesi a medio e alto reddito invece le “perdite alimentari derivano principalmente dal comportamento del consumatore ed anche dalla mancanza di comunicazione tra i diversi settori della catena alimentare”.
Un ulteriore importante riflessione riguarda l’eccessiva enfasi sull'apparenza. Infatti  “grandi quantità di cibo vengono sprecate anche a causa di standard di qualità che danno eccessiva importanza all'apparenza”.  Si potrebbero comprare cibi sani e gustosi anche senza questa ‘veste’ di fashion applicata anche ai cibi. Di conseguenza i consumatori hanno il potere di influenzare gli standard di qualità e dovrebbero esercitarlo, secondo il rapporto.
Altro suggerimento è quello di vendere i prodotti della terra direttamente senza dover conformarsi alle norme qualitative dei supermercati.
Per quanto spetti a noi occidentali ricchi dobbiamo cambiare l’abitudine del consumatore, in quanto la pubblicità e il consumismo incoraggiano a comprare più cibo di quello di cui abbiamo in realtà bisogno.  Ne è un esempio il classico "Compra tre e paghi due" proposto in molte promozioni, come pure le porzioni eccessive dei pasti pronti prodotti dall'industria alimentare.  Ci sono poi i buffet a prezzo fisso offerti da molti ristoranti che spingono il consumatore a riempire il proprio piatto oltre misura.
Altrettanto significativa è l’osservazione fatta dal rapporto per cui “in generale il consumatore non programmi l'acquisto di generi alimentari in modo corretto, che significa che spesso viene buttato cibo inutilizzato quando la data "da consumarsi entro" scade”. L’informazioni nelle scuole ed iniziative politiche potrebbero essere un punto di partenza per cambiare questo comportamento.  Si dovrebbe insegnare ai consumatori dei paesi ricchi che gettare via cibo senza motivo è inaccettabile.

giovedì 5 maggio 2011

America: una nazione biblica

Gli Stati Uniti d’America sono definiti dalla Dichiarazione d’indipendenza e dalla Costituzione. Ma il testo che maggiormente è stato citato e usato , nei modi più disparati, è la bibbia della versione del re Giacomo, pubblicata proprio 400 anni fa, il 2 maggio 1611.
Un testo che il re d’Inghilterra fece redigere per redimere la controversia tra anglicani e puritani. Questo testo ha influenzato più di ogni altro, la vita civile americana. Usata sia per giustificare la guerra, che la pace, la libertà dei diritti civili e la schiavitù.  Numerosi presidenti degli Usa hanno citato i testi della bibbai di re Giacomo, come J.F. Kennedy e Reagan, che parlarono dell’America come una “città posta sulla collina” citando Matteo 5,14; così come M,L.King nel suo famoso “I have a dream”, cita Isaia 40, 4-5. Durante l Guerra Civile, c’è chi l’ha usata per abolire la schiavitù, come l’abolizionista W.L. Garrison che cita Matteo 12,25; mentre dall’altra parte J. Davis usa la bibbia per difendere la schiavitù. Da ultimo anche l’attuale presidente B. Obama  ha citato genesi 4,9 per invitare ad essere “custodi dei propri fratelli”. L’America non è una nazione cristiana ma una nazione biblica, fondata sul testo di re Giacomo. Significa che gli americani si sentono liberi di usare la bibbia come fonte di ispirazione e persuasione delle proprie idee e azioni. È un testo che offre un linguaggio comune per la discussione di argomenti spirituali e morali. Ma proprio per questo uso del testo sacro, non ci può essere un suo uso per la legislazione, la libertà di religione significa libertà per ciascuno.

sabato 30 aprile 2011

Papa Wojtyla beato, una festa per la Chiesa e il mondo

La beatificazione di papa Giovanni Paolo II mi ha dato l'occasioenn di scrivere diversi articoli su quyeta gradne figura, che ho potuto 'veder' personalmente, sia nella sua visita a Venezia, sia alla gioranta mondiale della gioventù di Pairigi, nel 1997, sia in quella di Roma a Tor Vergata, nel Giubileo del 2000.
Vorrei allora segnalare qui, anche con dei link ai testi definitivi, queste mie riflessioni, fatte per diverse testate, su qusto grande ponteficie che ha segnato la storia della Chiesa e di tante persone.
per la Fondazione Magna Carta e L'Occidentale: http://www.magna-carta.it/content/papa-beato
Beato il 1 maggio. A tempo di record, oltre ogni previsione e tempistica pontificia. Ma per papa Giovanni Paolo II, fin dal giorno della sua “dipartita alla casa del Padre”, il sensus fidei del popolo di Dio lo aveva già acclamato santo. Già in vita si percepiva la grandezza dell’uomo, ma quello che il pudore frenava prima, ora, dopo la sua morte, è diventato come un fiume in piena. Il numero di persone che raccontano la sua ricca e profonda personalità sembra non arrestarsi mai. L’ufficio di Roma per la postulazione è inondato di lettere ed email, i messaggi che oggi, nell’era del web e dei social media, arrivano alla pagine di face book, i video su youtube,  i libri e le conferenze che si organizzano per raccontare le diverse sfaccettature di questo carismatico personaggio, non si contano più. Ci sono voluti i tempi tecnici minimi per poterlo elevare agli altari della beatificazione, e comunque facendo una deroga ai cinque anni minimi richiesti dal diritto canonico. Si potrebbe azzardare l’ipotesi che i tanti santi e beati, questa schiera di “protettori celesti”, da lui elevati all’onore degli altari in un numero record, oltre 1000, abbia dato un’ulteriore spinta all’iter di beatificazione. Lui stesso, di fronte alla perplessità di proclamare con troppa facilità e velocità le virtù eriche di tanti cristiani, rispondeva dicendo che proprio la santità cristiana, la coerenza della vita, la trasparenza della virtù devono essere il fine, l’obiettivo di tutti i fedeli di Cristo. Essere santi deve essere una strada percepita come realizzabile da tutti, non esclusiva di personalità particolarmente dotate e capaci. Ha voluto affermare la santità della vita di persone comuni, di padri, madri, giovani, non solo preti e suore. Voleva che il vangelo permeasse tutto e tutti. In particolare i giovani, con la loro energia, vivacità ed entusiasmo divennero particolari destinatari della sua preghiera ed attenzione. È lui, infatti, che ‘inventò’ quegli appuntamenti di grande appeal, mediatico e spirituale, che sono le Giornata Mondiali della Gioventù. Il papa venuto da lontano, che ha cambiato la storia, il nemico del comunismo, il papa sportivo, il papa pellegrino nel mondo, il Grande pontefice.  Sono solo alcuni dei titoli con cui si è cercato di rappresentare e racchiudere in sintetiche affermazioni la grandezza umana, spirituale e storica di Karol Wojtyla, sacerdote, cardinale e Pontefice della Chiesa Cattolica dal 16 Ottobre 1978 al 2 Aprile 2005. Gli oltre 26 anni di ministero e una forza fisica e morale incontenibili, gli hanno permesso di infrangere ogni tipo di record ed imprimere alla storia della Chiesa e a quella ‘laica’ un’impronta decisiva ed indelebile. Fin dalle sue prime parole pronunciate nell’omelia di inaugurazione del suo servizio petrino, il 22 Ottobre, “non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa!”,  manifestò chiaramente a tutto il mondo l’ampiezza di visione del suo progetto pastorale e la forza morale che aveva dentro di sé e che lo avrebbe portato davvero tanto lontano. L’uomo è sempre stato al centro della sua attenzione, sia per quello che lui stesso aveva vissuto durante gli anni della dittatura comunista in Polonia, della guerra, e della perdita dei genitori e familiari, sia per quella profonda esperienza di fede avuta con l’incontro di Cristo, unico salvatore dell’uomo e della storia. Nella sua prima enciclica, che è la chiave di lettura di tutto il suo impianto teologico, pastorale e antropologico, il tema e il titolo stesso, “Redemptor hominum”, esprimono il suo desiderio di guardare alla storia dal suo baricentro che è Gesù Cristo, indissolubilmente legato alla missione di salvare l’uomo, di dargli quel senso, quella dignità, quella forza che solo nella fede può essere trovata. Papa Wojtyla ha incontrato milioni di fedeli, centinaia di capi di Stato, ha viaggiato per migliaia di chilometri per visitare e rafforzare le comunità cristiane sparse nel mondo, ha scritto decine di documenti, ha cercato di costruire ponti di dialogo con le altre confessioni cristiane, con gli ebrei (memorabile la sua storica visita alla sinagoga di Roma), con le altre religioni (altrettanto storico l’incontro di preghiera ad Assisi con tutti capi religiosi del mondo), ma sempre e soltanto per far conoscere la bellezza e la forza di Cristo. Era profondamente consapevole della immensa responsabilità del suo ‘ruolo’, e per questo ha saputo e voluto realizzare tutto ciò che poteva affinché l’uomo, ogni uomo, potesse vedere rispettata la sua dignità e la sua apertura al divino, affinché il Vangelo, annuncio di vita, “Evangelium vitae” (come è intitolata un’altra enciclica), potesse risplendere in ogni ambito della vita umana. Non a caso egli fu definito uno dei protagonisti della caduta del muro di Berlino, del crollo del sistema dittatoriale comunista. Lui che ne aveva sperimentata la diabolica chiusura a Dio, la subdola schiavitù psicologica e la sterile base antropologica. Egli volle far entrare la prospettiva cristiana in ogni ambito senza offrire soluzioni facili e scorciatoie, ma consapevole della solidità e validità della proposta cristiana in ambito sociale, del lavoro, dell’economia e della politica.  Ben tre encicliche dedicò ai temi sociali del lavoro e dell’economia, con   “Laborem exercens”, “Sollecitudo rei socialis”, “Centesimus annus”. Un altro trittico di vasto respiro e profondità teologica lo ha lasciato per fondare la missione della Chiesa e la speranza certa nel perdono e nel riscatto della miseria umana, nelle encicliche “Dives in misericordia”, “Dominus et vivificantem”, “Redemptoris missio”. Non ha mai dedicato alla comunicazione un documento ufficiale  di alto magistero, ma la sua gestualità, il tono della voce, lo sguardo attento e profondo, l’esperienza di attore e soprattutto l’amore alla Verità del vangelo, lo hanno reso uno dei più grandi comunicatori della storia. Joaquim Navarro Valls, suo portavoce fino alla morte, lo ricorda così: “si trovava a suo agio nell’atto di comunicare”. La forza della sua comunicatività risiedeva in una duplice inossidabile fiducia: nella certa capacità dell’uomo di cogliere il Vero e nella Verità delle parole del Vangelo, che lui sempre ed unicamente voleva annunciare.
per FareItaliamag: http://www.fareitalia.com/118_l_outsider__che_ha_cambiato__il_mondo

Lo si era capito fin dal giorno della sua elezione: papa Wojtyla non era un uomo qualunque, avrebbe segnato la storia della Chiesa Cattolica e del mondo intero. Un outsider che ruppe i tatticismi della curia romana e aprì, anzi, spalancò le finestre dei sacri palazzi vaticani al vento della modernità, della nuova evangelizzazione, del dialogo con le altre religioni e i non credenti. Un uomo che si manifestò profondamente affabile ed attento alla condizione dell’uomo, dei suoi diritti, ma altrettanto forte e inflessibile sui principi della morale e della Verità. La sua biografia raccoglieva le aspirazioni e le contraddizioni della decennale  divisione geopolitica tra Est ed Ovest, tra comunismo e capitalismo. Il suo magistero pontificio, segnato da un’infinità di documenti ed incontri, divenne un punto di riferimento imprescindibile per comprendere il rapporto tra fede e ragione, tra filosofia e teologia, ma soprattutto il profondo mistero dell’uomo naturalmente “aperto al mistero del Dio”. La novità del doppio nome come pontefice, iniziata dalla genialità semplice di Albino Luciani, fu accolta da Karol Wojtyla e portata avanti con quel carisma, quella personalità e quella forza fisica e morale insuperabili ed incrollabili, che lo fecero ‘regnare’ a capo di quasi un miliardo di cattolici per più di 26 anni. La sua prima enciclica, programmatica di tutto il suo ministero, la “Redemptor Hominis”, spiega chiaramente l’ampio prospettiva della sua visione antropologica e teologica. “La Chiesa - si legge nel documento - come afferma il Concilio, è “sacramento, o segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano”. Proprio per tale ragione, la coscienza della Chiesa deve esser congiunta con un'apertura universale, affinché tutti possano trovare in essa “le imperscrutabili ricchezze di Cristo”[..]. Tale apertura, organicamente unita con la coscienza della propria natura, con la certezza della propria verità […], determina il dinamismo apostolico, cioè missionario, della Chiesa, la quale professa e proclama integralmente tutta quanta la verità trasmessa da Cristo”. Ecco perché egli viaggiò per tutto il globo, andando a confermare nella fede le comunità cristiane sparse in ogni angolo della terra, accettò di incontrare anche i più discutibili capi di Stato,  organizzò e realizzò storici appuntamenti come quello di Assisi, con i rappresentanti di tutte le religioni per invocare la pace, andò alla sinagoga di Roma ed entrò a piedi nudi, la prima volta di un papa, in una moschea a Damasco, visitò il suo ‘assassino’ Alì Agca, ‘inventò’ le giornate mondiali della gioventù. Un uomo giovane e fino alla fine giovanile, sportivo, amante della folle e di una certa spettacolarità che diede un’immagine totalmente nuova del papa e che influenzò sia la geopolitica che la fede di milioni di fedeli. Un uomo personalmente segnato e conoscitore degli errori e delle aberrazioni del comunismo, per questo lo combatté con tutte le sue forze. Ma, come uomo della modernità e dell’occidente, cercò anche di smascherare, con altrettanta forza, i rischi di un capitalismo senza anima, senza etica, senza lo sguardo “del bene comune”. Il 22 ottobre, inizio del suo pontificato, sarà la data liturgica della sua memoria, ma intanto in questi due giorni Roma si sta preparando a questo grandioso evento con uno spiegamento di forze ed eventi per pellegrini e turisti. Manifesti affissi ovunque, spot nella metropolitana, annunci in ogni angolo della capitale stanno anche mercificando questa figura. La beatificazione di papa Wojtyla ha varcato le soglie del semplice fatto religioso e, purtroppo, anche questa è diventata marketing.